Nell’ambito delle celebrazioni del 250esimo anniversario della nascita di Mozart fiumi di inchiostro si stanno scrivendo su tutti i possibili aspetti della vita e della musica del grande compositore, spesso anche con intenti che poco riguardano la cultura e molto il business. E’ forse a quest’ultimo che risponde anche l’interesse per Anna Maria Walburga Ignatia, detta Nannerl, ovvero la sorella di Mozart, tanto bistrattata e misconosciuta come musicista dai suoi contemporanei, ma non solo. Quale che sia ciò che ha portato alla crescita dell’attenzione per Nannerl, è in ogni caso da salutare con favore la scoperta di una donna musicista e compositrice, penalizzata dalle discriminazioni di genere e dai pregiudizi della società del suo tempo.
Proprio sulle difficoltà di Anna Mozart di esercitare il proprio talento musicale
a causa del maschilismo sociale mette l’accento Rita Charbonnier, nel suo libro dal titolo: La sorella di Mozart, (Corbaccio, 2006, 16 euro) come ben si evince dal seguente stralcio: “In quel momento sulla soglia comparve Leopold Mozart e al suo sguardo esterrefatto si offrì la seguente visione: una moglie disperata davanti a un abito scucito, una figlia in grembiule con un violino tra le braccia, un figlio dalle chiappe al vento con una patata in mano.
[…]
“Nannerl, questa è l’ultima volta che tocchi un violino. Ridammelo” disse, e le tese il palmo.
Le mani di lei non ubbidirono. S’erano anchilosate e formavano un tutt’uno con la cassa armonica.
“il violino non è uno strumento per le bambine. Non dovrai suonarlo mai più. Mi hai capito Nannerl?”
Il cuore della piccola scomparve. Al suo posto c’era il vuoto, la stasi, il silenzio.
Silenzio cui Nannerl fu ridotta, non subito ma nel corso della sua vita, per lasciare spazio alla musica del fratello, dal lei tanto amato ma anche, comprensibilmente, invidiato per i privilegi, familiari e sociali, di cui godette a sue spese. Rita Chrabonnier si sofferma su quest’aspetto, ma in maniera leggera, senza toni rivendicativi o accusatori: del resto il suo non è un saggio femminista, bensì un romanzo, in cui l’invenzione dell’autrice si mescola a documenti storici, le lettere di Nannerl in larga misura, per dar corpo ad un testo piacevole in cui storia e fantasia si completano vicendevolmente. Suddiviso in due parti, il romanzo inizia raccontandoci dei primi anni di Nannerl, in stretta armonia con il fratello minore, suo compagno di giochi e di viaggi in Europa, dove il padre li condusse per presentarli, o, meglio, per esibirli, nelle più lussuose corti; inutile ricordare che Leopold valorizzava il talento del figlio, e che Nannerl sia servita come lustro aggiuntivo ad un astro familiare destinato al firmamento musicale. La seconda parte invece si focalizza sulla vita da adulta di Nannerl, gli amori della gioventù e quelli della maturità, che coincidono con il sofferto e imposto abbandono del grande intramontabile amore di Nannerl, quello per la musica.
In complesso insomma il romanzo ci offre un ritratto di una donna amante della musica, brava violinista nonché precoce compositrice, oltre che di una donna appassionata, fortemente legata al fratello in particolare negli anni dell’infanzia, quando fu per Amadeus una sorella, amica, complice e compagna di sonate.